Laboratori all’estero: un mese di collaborazione in Islanda

Silvia Valera
8 February 2015

thumbs_silviaDomenica scorsa sono partita per completare una collaborazione con un gruppo basato a Reykjavik (faccio ancora fatica a scriverlo!), capitale dell’Islanda. Si, sono stata fortunata abbastanza per aver avuto i fondi dal gruppo di hyperpolarizzazione europeo per collaborare con un gruppo europeo. Questo gruppo organizza incontri e le cosiddette STSM (short term scientific missions) per incoraggiare scambi, collaborazioni tra gruppi; come si dice due cervelli sono meglio di uno!

Partita tra entusiasmo, paura, eccitazione, pressione ma piu’ che altro curiosita’. La cosa che mi ha fatto piu’ impressione e’ stata la realizzazione che per la prima volta in tanto tempo che mi recavo in un paese di cui non conoscevo la lingua. Insomma, noi tutti italiani siamo sempre stati mandati all’estero per imparare meglio la lingua che ti stanno insegnando a scuola oppure ti rechi per andare a studiare in un paese di cui, naturalmente, conosci la lingua. Inolte non e’ come andare in Grecia, per esempio, in vacanza con familgia o amici in luoghi turistici dove il menu’ e’ anche in inglese insieme ai cartelli. Ora mi sono dovuta introdurre nella vita quotidiana degli islandesi, non come turista, non come visitatore, ma come lavoratore. Le prime difficolta’ si sono trovare subito: sono andata al supermercato e il 90% dei prodotti avevano solo nomi in islandese, non una traccia di inglese… Si ci si aggiusta con le figure e se vuoi prepararti una zuppa ci sono sempre le figurine sul davanti e dietro della busta cosi’ che anche un analfabeta come me se la riesce a cavare. Ma la cosa inaspettata e’ arrivata quando sono dovuta andare in farmacia a comprare del collirio. Beh anche li’ il foglietto illustrattivo era esclusivamente in islandese.. Stavo cercando di capire quante goccie e quante volte avrei dovuto prenderlo: l’unica cosa che ho capito e’ 4 qualcosa… quindi metto 4 goccie per occhio quando ne ho bisogno, per fortuna non ci sono effetti collaterali impressionanti per colliri…

thumbs_silvia-3Un altro aspetto di questa realta’ che mi ha sorpresa e’ vedere che ci sono moltissimi dottorandi indiani nel laboratorio con cui sto collaborando e indovinate? Sono anni che vivono qui e non sanno una parola di islandese! L’ho trovato incredibile! Insomma non so se noi siamo troppo educati o cosa, ma la prima cosa che mi verrebbe in mente appena decido di andare a vivere in un paese di cui non conosco la lingua ufficiale e’ di cercare di impararla, in particolare se l’inglese scritto non viene usato di frequente per istruzioni quotidiane. Parlano in indiano in laboratorio tutto il tempo lasciando esclusi me, gli studenti islandesi e un tedesco. Nel mio laboratorio in St Andrews se vieni trovato a parlare in un’ altra lingua che non e’ l’inglese il supervisore ti impone di prepare una torta per il gruppo come punizione (essendo effettivamente maleducazione parlare in un’altra lingua davanti a qualcuno che non la capisce).

thumbs_silvia-2La prima impressione che, invece, ho dei locali e’ che sono molto riservati, gli piace fare un paio di risate e non hanno paura di darti un sorriso. Tutte le macchine si fermano a farti passare e se sanno che sei un turista ti trattano con particolare gentilezza. Ci tengono molto che tu abbia la possibilita’ di godere di tutte le bellezze naturali che questo paese offre. E comunque non vi aspettate nulla di speciale dalle cucina locale.. a quanto pare la loro specialita’ e’ testa di pecora con contorno di intestino e qualche patata.. Per ora e’ tutto, foto e altre impressioni nella prossima edizione!

Image credit: wikimedia commons and http://www.icelandtours.is/en.aspx

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